Home page
L'associazione ICLeS
e il suo programma
Orientamento teorico e metodologico
Le sedi
I Corsi
La didattica
I Docenti
Il Funzionamento
Iscrizioni
Gli Eventi
Le Pubblicazioni
Les Collèges Cliniques
Bacheca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testi relativi alla creazione dei
Collèges Cliniques
dei Forums du Champ Lacanien

LINK

  • Les Forums du Champ Lacanien IFCL

    I Collèges Cliniques sono sorti dalla “crisi del '98”, che ha condotto alla separazione dell'AMP (Association Mondiale de Psychanalyse) e alla creazione della comunità internazionale del “Campo Lacaniano”. Attualmente l'Internationale des Forums du Champ Lacanien è al lavoro in vari paesi, in Europa e nel mondo.
    
    
TESTO DI COLETTE SOLER
    AL COSTITUIRSI DEL COLLÈGE CLINIQUE DI PARIGI (SETTEMBRE 1998) (trad di P.Gomarasca)
    
    
Una situazione nuova si è venuta a creare nella Section Clinique di Paris-Saint-Denis, in seguito alla Rencontre di Barcellona nel luglio 1998, e in relazione alle rotture createsi in seno alla comunità del Campo Freudiano.
    A mezzo di una lettera, in data 8 settembre, Jacques-Alain Miller si è rivolto a ciascuno dei docenti della Section Clinique -ad eccezione di Marc Strauss e Colette Soler- chiedendo loro se, nel contesto del dopo-Barcellona, si ripromettessero di proseguire il lavoro sotto la sua direzione.
    Marc Strauss e Colette Soler si sono dunque trovati esclusi, di fatto, dalla Section Clinique in cui lavoravano da circa venti anni. D’altra parte, Françoise Gorog, Jean-Jacques Gorog e Françoise Josselin, che erano stati interpellati da Jacques-Alain Miller, gli hanno risposto negativamente.
    A quanto se ne sappia, il risultato di questa consultazione è dunque il seguente: le Unità di Antony, di Evry, di Saint-Anne, e di Villejuif non si iscrivono più nel quadro della Section Clinique di Paris Saint-Denis.
    Va da sé, tuttavia, che esse proseguiranno senza interrompere il loro lavoro di insegnamento e di trasmissione.
    Per l’anno accademico 1998-1999 gli insegnamenti saranno coordinati all’interno di una struttura chiamata Collège Clinique de Paris-Ile de France, che raggrupperà le unità di Antony, di Evry, di Saint-Anne, di Villejuif e pure di Ville-Evrard.
    Durante il mese di settembre 1999, l’insieme sarà ripensato, verrà connesso ad altri poli di insegnamento in Francia, verrà definita una nuova carta, gli insegnamenti saranno riorganizzati e l’équipe docente allargata.
    
    
PRESENTAZIONE DEL COLLÉGE DI PARIGI
(trad. di P. Gomarasca)
    

     “In una prospettiva conforme all’esperienza analitica, lo stesso maneggiamento del concetto deve, secondo il livello da cui parte la parola dell’insegnante, tener conto degli effetti, sull’ascoltatore, della formulazione. Siamo tutti, tanti quanti siamo, ivi compreso colui che insegna, in un rapporto con la realtà dell’inconscio che il nostro intervento non solo porta alla luce ma, fino ad un certo punto, genera” ( J.Lacan, Il Seminario, Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi(1964), Einaudi, Torino 1979, pp. 151-152).
    A proposito del desiderio come effetto di parola: “Ogni discorso è in diritto di considerarsi irresponsabile di tale effetto. Ogni discorso, salvo quello dell’insegnante quando si rivolge a degli psicoanalisti” ( J. Lacan, Posizione dell’inconscio (1960), in Scritti (1966), Einaudi, Torino 1974, p. 839).
    Il Collège Clinique de Paris è stato creato nel settembre del 1998, in seguito all’esplosione (rottura) della Section Clinique de Paris e alla crisi che ha diviso l’Association Mondiale de Psychanalyse (AMP), con quindici dei docenti usciti dalla Section Clinique. Il Collège intende continuare nel mettere al lavoro i principi su cui Jacques Lacan aveva fondato la Section Clinique nel 1976.
    È noto che non esistono diplomi di psicoanalisi, che l’esperienza di un’analisi resta l’esigenza prima per chi vuole esercitare la psicoanalisi e che l’abilitazione dello psicoanalista è un pomo della discordia nella storia delle istituzioni analitiche. Lacan ci si è orientato da solo, senza ricorrere agli standards, sapendo fin troppo bene che essi non sono altro che sembianti, in mancanza di un qualche Altro che possa realmente garantire il desiderio dello psicoanalista.
    Certamente esiste una clinica, ci sono vari tipi di sintomi, ma -diceva Lacan- ci sono da prima della psicoanalisi. Oggi, una clinica essenzialmente statistica pretende cortocircuitare il soggetto. Essa resta tuttavia senza utilità per il discorso analitico. Poiché la clinica psicoanalitica è clinica sotto transfert, essa include il desiderio dell’analista, che ne costituisce un tratto ineliminabile, strutturalmente implicato nei fatti che la sua pratica fa emergere.
    Ciò non significa che non ci sia nulla da sapere, e infatti non c’è nemmeno psicoanalisi senza i testi che la fondano, che delimitano il suo campo e che permettono di costruire la clinica che le è propria. La lettura, lo studio, il contatto con i pazienti, la costruzione di casi sono qui richiesti. È questo programma che il Collège intende realizzare, ancora.
    Gli psicoanalisti, dopo tutto, sono alla sbarra: “spinti a dichiarare le loro ragioni” -dice Lacan- a dire che cosa ne fanno del sapere che l’esperienza deposita e, al di là di questo, obbligati a confrontarsi con il compito di sostenere un transfert di lavoro senza di cui non c’è trasmissione della psicoanalisi.
    Il Collège Clinique lavora in connessione con gli altri quattro Collèges des Formations Cliniques du Champ Lacanien, che condividono le stesse opzioni quanto alla psicoanalisi e al suo insegnamento.
    
 APERTURA DEL COLLEGE CLINIQUE DE PARIS, 28 NOVEMBRE 1998
di Colette Soler
    (trad. di P.Gomarasca)
    
    
Il Collège Clinique è una vera novità, nella ripresa dopo le vacanze ‘98. La sua creazione risponde alla situazione inedita che si è creata nella Section Clinique de Paris Saint-Denis in seguito alla Rencontre di Barcellona nel luglio 1998 e in relazione alle divisioni apparse in seno alla comunità del Campo Freudiano. Questa situazione è stata indicata nel documento di presentazione del Collège e dunque non ci ritorno.
    Voglio invece indicare come questo Collège si situi, politicamente ed epistemicamente, in relazione all’antica Section Clinique.
    Noi non rifiutiamo il progetto originario, malgrado la Section Clinique abbia progressivamente cessato di essere all’altezza delle sue ambizioni. Tale progetto risponde in effetti ad una necessità nella psicoanalisi.
    Vi faccio notare innanzitutto che, di fatto, molto presto, nell’IPA, è stata presente la distinzione tra la Società degli analisti e l’Istituto in cui essi insegnano come docenti. Lacan stesso, accanto alla sua Scuola, ha sostenuto, e poi rinnovato, nel 1974, il Dipartimento di Psicoanalisi prima di creare, nel 1976, la Section Clinique.
    Il Collège Clinique resta su questa traiettoria e ne condivide l’intenzione.
    Perché? Lacan ha potuto dire, lapidariamente, che si trattava di “stimolare” la sua Scuola. Consideriamo lo statuto politico ed epistemico dell’associazione tra psicoanalisti.
    Sul piano politico, il regime associativo (che raggruppa dei membri aventi ciascuno gli stessi diritti, indipendentemente da ogni considerazione concernente le competenze quanto al sapere e alla trasmissione) rende quasi impossibile che si apra un campo di questioni cliniche e dottrinali, che si proponga di avanzare in una progressione ordinata e calcolata.
    Sul piano epistemico, invece, dal momento che si pone sotto il significante dello psicoanalista, il sapere supposto è sufficiente. Che esista una specie di professione, la nostra, in cui non sia mai richiesto di fornire prove in materia di sapere, è addirittura stupefacente. Ora, il mantenimento della psicoanalisi, tanto come pratica che come presenza nella cultura, esige una certa trasmissione di un sapere articolato. Quale? Quello che si deposita nei testi, secondo le produzioni degli analisti.
    Ma, a questo riguardo, certamente non tutti gli scritti dottrinali si equivalgono. Quelli di Freud si distinguono in modo unico, e questo, contrariamente a quel che si continua a ripetere, non ha niente a che vedere con la pietà nei confronti del padre. Lo sapeva bene Lacan, che diceva: la psicoanalisi “trae consistenza dai testi di Freud”. In effetti, sottraeteli e la psicoanalisi sparisce. L’opera di Freud è l’almeno una senza di cui non si saprebbe nemmeno che cosa sia il procedimento di cui l’analisi è solidale. Ci si può qui dedicare ad un piccolo esperimento mentale di prova per sottrazione. Vediamo che, quali che siano i loro meriti, senza l’ego psychology, senza Melanie Klein, senza il middle group, senza Winnicott, la psicoanalisi sarebbe certamente impoverita, ma potrebbe permanere. E Lacan? Lacan è andato più lontano di Freud nella sistemazione del discorso, ma non è l’inventore del procedimento e la psicoanalisi dipende dal procedimento messo a punto da Freud. Ecco perché, penso, lui stesso, che non si dava tante arie, ha potuto dire a Caracas: sono freudiano.
    Noi continueremo, dunque, a mettere in programma lo studio metodico dei testi che orientano la pratica e a farli vivere sottoponendoli alla prova dei casi, dove avranno da dimostrare la loro operatività e la loro portata clinica.
    Vengo alle divergenze e a ciò che ci distingue dalla attuale di Section Clinique. Sono duplici: anch’esse politiche ed epistemiche.
    Politicamente, l’insieme dell’Institut du Champ Freudien è diretto da una e una sola persona. Questo sistema l’abbiamo dapprima accettato, in nome del fatto che il significante padrone è necessario e che occorre una direzione. L’esperienza della crisi ha dato torto alla nostra confidenza, e ha provato che questo sistema di direzione di uno solo è aperto agli abusi.
    La nostra alternativa non sarà l’assenza di direzione, ma una direzione collegiale di un insieme di docenti. È una direzione che si accorda su due opzioni precise: la soppressione delle barriere tra i docenti, onde instaurare delle circolazioni tra le unità e i diversi Collèges e l’integrazione progressiva di nuovi insegnanti a misura del progredire della formazione.
    Sul piano epsitemico, un fenomeno nuovo è apparso nella Section Clinique: l’estensione del potere di direzione anche sulle tesi da insegnare. Una cosa è scegliere il tema dell’anno, il progetto d’insieme e i docenti, altro è decidere quali tesi sono da propugnare. Questo è quel che si è visto per tre anni e che è culminato con la cosiddetta Convention de Cannes, a riguardo di una tesi sulla psicosi che è agli antipodi tanto delle tesi di Lacan, quanto di quelle che abbiamo sostenuto da vent’anni. Là dove Lacan ha sempre avuto, anche con la teorizzazione dei nodi borromei, una concezione discontinuista della frontiera tra nevrosi e psicosi, si introduce l’idea di una gradazione continua. Là dove Lacan mira ad una clinica della certezza, si predica ormai la clinica morbida, del più o meno sicuro.
    Politicamente, questa tesi ammicca in modo evidente all’IPA. Epistemicamente, merita di essere esaminata. Non diamo sentenze a priori, ma questa tesi non potrebbe valere come parola d’ordine, cioè senza che la comunità ne discuta per testarne la validità. La direzione può a rigore essere una, il sapere non può fluttuare secondo le decisioni di uno solo, nessun diktat può valere per esso. Abbiamo visto, lungo il secolo, situazioni in cui S1 ha preteso di legiferare nel campo dei saperi. Ne conosciamo il risultato: disastroso per il sapere e rapidamente condannato dalla storia.
    Che cosa pretendiamo di sostituire a questa direzione di S2 da parte di S1? Una direzione collegiale del sapere non è migliore della direzione di uno solo. E’ che il sapere nel nostro campo non si dirige. Lo si acquisisce, lo si elabora e lo si mette a punto, lo si inventa e … lo si mette alla prova. E’ quindi da mettere in atto un dibattito sulle controversie, che d’altra parte perdura nella storia della psicoanalisi, a dispetto delle lotte istituzionali. Le disavventure politiche non l’hanno né impedito, né definitivamente eclissato. Pensiamo, per esempio, all’opzione di Melanie Klein quanto alla psicosi: essa resta una delle opzioni possibili, offerta all’esame della critica.
    Tale sarà dunque la nostra opzione: un dibattito pluralista.